3 VOYEURS (cm. 16x12.5x22 - 1990)

A differenza della parte superiore dell’opera, la parte inferiore è un universo rigorosamente maschile. È costituita da una base di plastica nera su cui poggiano quattro colonne di metallo filettato che sostengono un “tetto” a griglia metallica su cui poggia una scheda elettronica annerita. All’interno dello spazio così delineato di ergono tre tubetti di colore ad olio verniciati di nero, ciascuno trafitto longitudinalmente da un’asta metallica del colore primario corrispondente al contenuto del tubetto. L’interiorità dei voyeur si manifesta solo nel colore dell’asta che li trafigge, nulla trapela del contenuto interno dei tubetti se non questa semplice indicazione di colore: d’altro canto il maschile raramente rivela la propria interiorità come invece il femminile è abituato a fare... Le tre aste trapassano la griglia superiore e la scheda elettronica ivi appoggiata e si ritorcono in spirali bombate, che dapprima si allargano e poi si restringono, quasi per un ripensamento. Superiormente alle spirali sono collocate tre lenti di rimpicciolimento, concave. La collocazione dei tre voyeur direttamente al di sotto della danseuse permetterebbe loro di godere di un’ottima visuale – per quanto di dimensioni ridotte - della ballerina. Peccato che le tre lenti allontanino l’immagine anziché avvicinarla… L’impossibilità dei voyeur di avvicinare la danzatrice è – come nel Grande Vetro – una condizione esistenziale tra maschile e femminile. Le cause e condizioni che hanno portato alla creazione di questa opera sono l’accettazione della scissione permanente tra universo maschile e femminile e il tentativo di caratterizzare ciascun mondo secondo le due logiche dominanti: il femminile leggiadro, mobile, tendente all’alto; il maschile statico, pesante, coi piedi ben piantati per terra. All’epoca stavo ancora insieme al mio fidanzato intellettuale, a breve l’avrei tuttavia lasciato per un periodo di profonda meditazione su me stessa. L’opera è il risultato di un intenso malessere che sentivo nel rapporto tra i due sessi, e un tentativo di trovare in ciascun universo qualcosa di positivo e di armonioso. È così che il femminile si è rivelato leggero, aereo, aperto, luminoso e ricco di sfumature; il maschile invece è risultato statico, chiuso, limitato e soprattutto miope. Ciò che vi è di transitorio nell’opera è l’aspetto formale delle due componenti, che avrebbero potuto essere completamente differenti (ferme restando le caratteristiche distintive di ciascun elemento). Ciò che vi è di originale è invece l’approccio al rapporto tra i generi, un rapporto senza speranza di unione, un’attrazione senza coinvolgimento profondo, un impedimento costituzionale. All’epoca della creazione di questa opera sono diventata consapevole che ciò che avevo investito nel mio rapporto con il fidanzato era costituito da illusioni e desideri, e che la realtà del rapporto (che avevo disperatamente tentato di accettare per tanto tempo) presupponeva una mancanza di rispetto e considerazione per le mie esigenze e necessità profonde. L’incomprensione, la mancanza di incoraggiamento e di apprezzamento avevano segnato indelebilmente questo rapporto durato diciassette anni. Ora era tempo di lasciare le illusioni e i desideri e di concentrarsi sulla mia realtà interiore.