


Questa opera rappresenta l’applicazione della sezione aurea al volto umano, che appare così nella sua costruzione geometrica. In essa si manifesta tutta la fiducia che avevo nella riduzione della realtà a una geometria aurea, risultato di un atteggiamento “rinascimentale” in cui l’uomo, la razionalità sono al centro dell’universo. In questa maschera si costringe il volto umano entro limiti geometrici fissi e immutabili. La geometria piana si “emancipa”: incontra la terza dimensione nello spazio del volto umano. È l’antitesi della maschera “Io sono Ryunio” che eseguirò trentacinque anni dopo. Il contrasto con la maschera del 2019 è lampante: mentre qui la maschera è chiusa e immobile, là l’atteggiamento è “buddista”: tutto si riduce a energia e movimento, la superficie non ha limiti, si espande dinamicamente nello spazio partendo dal contenuto interno. Le cause e condizioni che hanno portato alla creazione di questa maschera sono la ricerca di una misura fissa, di una regola che stabilisse la forma, che rinchiudesse una forma naturale entro schemi geometrici perfetti. Il contenuto dell’opera è la ricerca di una forma prima, originaria per una data configurazione esistente, di un principio formativo e generativo per la forma. Mi sono sempre posta il problema del perché una forma artistica dovesse essere tale e non diversa, cercando una ragione ultima per l’esistere di una forma. La geometria sacra mi offriva una possibile risposta nella sezione aurea. Segnare sulla maschera le tracce delle proporzioni auree del volto umano rendeva in qualche modo “assoluta” la forma, le dava legittimità e consistenza. Ciò che vi è di transitorio nell’opera è la varietà di possibili applicazioni della sezione aurea sul volto umano. Ciò che vi è di originale è la “classicità” e purezza dell’operazione, che dà al volto umano, a ciò che è fatto di carne e sangue per così dire, un’aura aulica. La scoperta che gran parte delle forme naturali e artistiche possono essere ricondotte alla sequenza di Fibonacci mi ha riempita di meraviglia, come se nella sezione aurea risiedesse il segreto vitale di ogni forma. Ho creduto di avere trovato un metodo su cui basare il mio fare arte e ho creduto che la perfezione che le forme basate sulla sezione aurea trasmettono fosse la risposta ultima di ogni ricerca formale. Chi meglio della natura e dell’arte è in grado di emanare un senso di perfezione assoluta? Così mi sono impegnata a ricercare la sezione aurea in ogni aspetto che incontravo, salvo poi accorgermi che si trattava solo della superficie delle cose e non di ciò che mi interessava veramente, cioè l’interno e il profondo.