
Due “cornici” di ferro battuto con volute e ghirigori inquadrano la parte superiore e inferiore di una lastra di plexiglas su cui sono dipinti estratti del mio diario ingranditi a varie dimensioni. L’ingrandimento rende irriconoscibile il senso delle frasi e delle parole scritte, analogamente a quanto succederà in “Scritturine” qualche anno dopo, quando le dimensioni ridotte delle pagine renderà ignoto il significato delle parole. I miei diari contengono il significato che scopro volta a volta negli eventi e nei fenomeni che caratterizzano la mia vita. Rendere irriconoscibile questo tipo di scrittura significa evidenziare il suo potere taumaturgico, magico, sciamanico. Anche se il senso è negato, la magia della parola resta. Sulle volute e ghirigori delle aste di ferro battuto ho inserito delle piccole lettere di ferro sia in positivo che in negativo: le lettere, in quanto elementi primi delle parole, sono le basi del linguaggio e della comunicazione, tuttavia qui non sono utilizzate per creare linguaggio ma piuttosto per la loro presenza fisica, concreta, non intellettuale, di puri segni. In ciò si sono “emancipate” dal senso e rimangono come tracce di un percorso di cui si è perso l’orientamento. Rendere non identificabile il significato, impedire il senso, è un tema ricorrente nella mia produzione artistica. Molte opere si riferiscono esplicitamente a tale negazione: per esempio “A deep O”, “Scritturine” oppure “Autobiographies”. D’altro canto, la mia vita interiore stessa si è svolta al segno della negazione per tanti decenni. Esplorare questo fenomeno in termini artistici significava esplorarlo simultaneamente in termini emotivi. Era una maniera di guardare in faccia e affrontare la mancanza di senso nella mia vita profonda per trovare un nuovo significato al mio esistere. Il contenuto dell’opera sono lettere e parole, gli elementi del linguaggio e della comunicazione, che qui vengono negati nella loro funzione comunicativa stessa. Il senso rimane chiuso, bloccato, in superficie mentre il contesto della scrittura rimanda a una realtà profonda e vissuta. Il transitorio nell’opera è costituito dalla scelta casuale dei testi scritti e dalla loro manipolazione, mentre l’originale è l’insieme energetico dei suoi elementi che ricorda la ricchezza barocca dal punto di vista estetico, mentre dal lato profondo riecheggia l’annullamento vissuto emotivamente. Il significato delle parole, in questo caso scritte, è inconoscibile, il senso manca. Come in “A deep O”, anche qui le lettere e le parole non sono portatrici di senso. Nella mia vita di allora gli eventi si susseguivano privi di un filo logico, meccanicamente e senza lasciare traccia. Solo dopo l’incontro con il buddismo ogni evento ha iniziato ad acquisire senso in una prospettiva ampia, il passato ha acquistato significato e valore assoluto, il futuro è diventato conoscibile mediante le cause poste nel passato e nel presente, il presente un momento basilare di scelta, determinazione e responsabilità.






