IL LIMITE E’IL CIELO, LA STRADA TI PORTA LA’ (incisione su vetro - 2012)

Si tratta di un regalo per mia madre, un’opera che ho voluto fare basandomi su ciò che ci unisce piuttosto che su ciò che ci divide. È stato per me estremamente difficile elaborare il rapporto con mia madre fino al punto in cui ho deciso di farle dono di qualcosa che trascenda la sofferenza che mi ha causato e che invece stabilisca un’unità spirituale tra di noi. Durante uno dei suoi viaggi in Tibet mia madre era incappata (ma nulla avviene per caso…)in un cartello situato sulla cima di una montagna. Il segnale - che portava inscritta la frase “il limite è il cielo, la strada ti porta là” - l’aveva molto colpita, tanto da menzionarla più volte nelle sue conversazioni. Ho voluto fare di questa frase, simbolo della tensione spirituale di mia madre (mai portata a fondo, purtroppo), un momento di unità tra madre e figlia, al di là della durezza, delle negazioni, dei soprusi psicologici che ci hanno divise. Questa operazione ha richiesto tutte le mie capacità emotive e tanta, tanta consapevolezza. Mentre era assente da casa ho inciso nel vetro della porta-finestra del suo soggiorno la frase. La prima parte si trova all’interno del vetro al di sopra di una linea d’orizzonte (sempre incisa sul vetro) situata esattamente al centro degli occhi di mia madre, la seconda parte della frase è situata all’esterno del vetro e al di sotto della linea. In tal modo non è possibile leggere l’intera frase contemporaneamente, ma solo metà alla volta, come se la totalità dell’esperienza fosse impedita: questo per rendere manifesta l’impossibilità dell’essere umano di vivere un’esperienza spirituale di vasta portata nella sua interezza mantenendone allo stesso tempo consapevolezza assoluta. Inoltre, la modalità con cui è scritta la frase su due lati rende impossibile condividere l’intera esperienza con un altro essere umano. Le cause e condizioni che hanno portato alla creazione dell’opera sono il desiderio di toccare finalmente il cuore di mia madre, di parlarle direttamente al cuore senza la mediazione delle parole e la possibilità di lasciare andare in un istante decenni di colpe, giudizi e sofferenze per creare qualcosa di valore che ci unisse. Il contenuto dell’opera è una frase incontrata per caso durante un viaggio, frase il cui significato è eterno e ampio e si rivolge alla parte più nobile dell’essere umano, quella appunto che ho utilizzato per perdonare mia madre e proporre una unione di anime. Il contenuto si può quindi individuare in un senso di umanità nella sua accezione più elevata. Ciò che vi è transitorio nell’opera è la scelta del carattere utilizzato per incidere. Ciò che vi è di originale è invece il fatto che le lettere sono incise nel cuore del vetro, e che la loro scrittura si svolge da entrambi i lati del vetro. Anche il fatto che una figlia abbia inciso le parole che si trovavano nel cuore della madre rappresenta un evento originale, come la scelta di collocare le frasi in relazione a una linea di orizzonte riferita specificamente a mia madre. Questa opera rappresenta la punta dell’iceberg del lungopercorso travagliato e solitario che ho affrontato per giungere all’emancipazione emotiva da mia madre. Ne sono orgogliosa come se fosse una medaglia.