ANAGRAMMI

Mi sono divertita ad applicare il principio degli anagrammi ai nomi delle persone. Era interessante assistere alla nascita, per ogni individuo, di una vita “altra”, forse la vera vita nascosta dietro alle parole, ai nomi che qualcun altro ha scelto per noi. In generale ho inciso nome e anagramma su lastre di vetro o di specchio. Eccone alcuni.

Maria Cosima Franca Smurra - Farmi aMar con saCra miSura

Valentina Maria Oliveri - il Vivere in arMOnia alta

Giuseppe Villa - il sVeGliapupe

Oreste Villa– Volersi tale

Domenico Cavallo– le voci Dal monaCo

Enrico Scippa – principE caoS

Dott. Edmondo Romagnoli– mEtronomo dalgRido tonDo

Valeria Orsola Santina Oliveri– o rOsa niVea, nell'aria rivOlaSti

Vito Giuseppe Oliveri detto Mario – Ove, a Volte, respiri piuMe di Giotto

Alessandro Ceretti– sAi Creder nel tasto

Gionata Simioni – o i SoGni animati

Giulia Maria de' Silva – e vidi MaGia Sull'aria

Rolf – floR

Giuliana Caterina Domenica Giuliani – o Genìa autunnale Di aCini mai Gracili

Antonio Esposito – sono poEtA ìnsito

Gli anagrammi costituiscono una “emancipazione” dei nomi. Non solo aggiungono qualcosa alla persona (o all’animale nel caso di Rolf), ma in qualche modo ne designano un’essenza. Si adattano perfettamente all’essere a cui si riferiscono. Ad esempio, il mio anagramma rivela chiaramente la mia tensione verso la spiritualità, la mia volatilità in quanto Acquario. Quello di mio padre architetto manifesta le sue origini creative alla scuola d’arte di Palermo, e l’immagine di un luogo in cui si respirano piume di Giotto è evocativa della sua dedizione alla creatività. Alessandro è un pianista, e ha riposto la propria sensibilità e il suo estro nei tasti del suo strumento. Di mia zia Giuliana, donna forte e longeva, ho il ricordo, rappresentato negli acini del suo anagramma, di una vendemmia un’estate a Cormons. L’anagramma di Enrico, artista eclettico e geniale, evidenzia il caos primordiale come origine della creatività. Mio marito Giuseppe è risultato essere un “svegliapupe”, ironica allusione alla sua notoria timidezza. Il fatto che i nomi siano in qualche modo “sacri” e contengano un significato segreto è una nozione che mi affascina. Qualcuno vicino a noi (i genitori) si è preso la briga di scegliere un nome che ci caratterizza per tutta la vita: questa scelta da parte di altri diventa una nostra responsabilità, addirittura la nostra identità, almeno dal punto di vista sociale. Da un punto di vista più profondo, però, il nostro nome può nascondere qualcosa di importante e di esistenziale, qualcosa che sfugge anche a un attento esame della persona a cui il nome si riferisce. Gli anagrammi rappresentano il tentativo di svelare i nomi segreti delle persone che conosco, di cui ho gli elementi per stabilire se il nome sia azzeccato o meno. Una volta accettato l’anagramma come corrispondente alla persona, tale persona viene arricchita dal suo nome “altro”. Il mio interesse per gli anagrammi si è protratto nel tempo, non esaurendo mai la sua portata creativa. Il contenuto degli anagrammi è la vita segreta delle persone, quella per cui il nome proprio non è sufficientemente adatto a caratterizzarne l’essenza. Non ho mai in partenza alcuna idea di cosa la ricerca dell’anagramma rivelerà: il punto è proprio quello di rimanere aperta di mente e di cuore per accogliere i frutti della ricerca. Alcuni anagrammi si sono imposti rapidamente, altri hanno richiesto svariati tentativi prima di apparirmi come appropriati. In ogni caso si è verificato il momento in cui l’anagramma era quello giusto e ho dichiarato la ricerca conclusa e l’opera compiuta. Ciò che vi è di transitorio negli anagrammi sono i nomi di partenza: belli, brutti, lunghi, corti, significativi o meno tutti non sono altro che il materiale grezzo da cui plasmare l’opera. Ciò che invece vi è di originale è il raggiungimento di una “verità” che si adatta solo alla persona particolare a cui l’anagramma è dedicato. Mentre i nomi propri delle persone hanno una portata superficiale, gli anagrammi raggiungono livelli più profondi, di anima.