Il protagonista dell’opera è un sasso, elemento legato alla terra che lo ha partorito, come stabilisce il titolo che lo mette in relazione con ciò che si trova sottoterra, ctonio. Esso esprime il proprio desiderio di elevarsi dalla sua condizione di pesantezza e accetta di diventare scacchiera innanzitutto per arricchirsi di una connotazione mentale e poi per innalzarsi di statura mediante i pezzi degli scacchi: in questo consiste la sua “emancipazione”. La superficie del sasso annerito diventa scacchiera irregolare - mediante l’alternanza di parti lisce e parti granulose - e ospita i pezzi neri degli scacchi che lo popolano in modo irregolare e si ergono nello spazio tridimensionale attorno al sasso, espandendolo. La curvatura della superficie fa sì che i pezzi “sparino” obliquamente, perpendicolari alla superficie del sasso, come la chioma di un giovane punk. Fili di foglia d’argento segnano la superficie come tracce di un passaggio celeste istantaneo e folgorante. Tali impronte celesti forniscono al sasso un ‘appartenenza al mondo “alto”, lo rendono medio termine tra terra e cielo, basso e alto. Ciò che si trova sottoterra può essere il tramite per il divino, può essere dotato di spirito. Oltre ad acquisire un ambito spirituale, questo sasso che apparteneva alla terra ha ora anche diritto a un ambito mentale (il gioco degli scacchi). Sasso e pezzi sono uniformemente anneriti: non esiste più competizione tra neri e bianchi, ma solo coesistenza pacifica nel mondo (molto più di quanto riescono a fare gli umani!). Le cause e condizioni che hanno condotto alla creazione dell’opera sono innanzitutto l’amore per un pesante sasso incontrato casualmente sulla Sila, sasso che ho costretto il mio fidanzato dell’epoca a portare fino a Milano alla fine degli anni ’80 e che ho utilizzato subito come scacchiera annerita. Col tempo i pezzi degli scacchi si sono in gran parte staccati e la superficie del sasso si è rovinata. Dopo più di trent’anni ho sentito il bisogno di “restaurarlo” e allo stesso tempo di “emanciparlo” ulteriormente. Ho reso i pezzi degli scacchi asportabili mediante una serie di calamite, ho riverniciato tutto di nero e ho aggiunto gli elementi più importanti per quanto riguarda l’emancipazione del sasso: i filamenti argentati, segni di un’appartenenza al mondo “alto”, celeste e aereo che contrasta la sua pesantezza di sasso. L’interazione tra pesante e leggero, tra terra e cielo rappresenta in definitiva il contenuto dell’opera che, dopo un trentennio di silenziosa meditazione, si è finalmente realizzata in un connubio effettivo e fecondo tra terra e cielo e tra corpo, mente e spirito. Ciò che vi è di transitorio nell’opera è il sasso stesso, incontro casuale tra essere umano e oggetto che vuole emanciparsi. Ciò che vi è invece di originale è l’energia che il sasso riceve ed emana dalla sua appartenenza al mondo mentale rappresentato dagli scacchi e a quello spirituale rappresentato dalle tracce argentate. Il fatto che anche un oggetto insenziente pesante e ingombrante come un sasso possa essere il depositario di qualcosa di mentale e spirituale è evocativo che anche un essere umano appesantito e intristito come me all’epoca del nostro incontro può diventare leggero e aereo in termini spirituali. In fondo, emancipare il sasso dalla sua condizione iniziale è andato pari passo con la mia emancipazione dalla sofferenza e dalla dipendenza emotiva.


