Ϙ/Ϙ (cm. 65x65x40 - 2017)

Si tratta di un lavoro su commissione. La sfida era inglobare un orologio a cucù svizzero piuttosto kitsch in un’opera; la condizione che ho posto al committente – considerata l’esiguità della mia produzione e il fatto che dal mio punto di vista la creazione non è né spontanea né dettata dalla volontà - era quella di non avere limiti temporali. Dopo alcuni anni di meditazioni e sforzi per trovare una collocazione all’orologio, sono arrivata alla conclusione che per quanto cercassi di costruire una logica che “spiegasse” la presenza del cucù in un’opera, i miei tentativi erano sempre molto complicati e “cerebrali”. Cercavo invece qualcosa di semplice e immediato, che assicurasse all’osservatore un’esperienza diretta. Esplorando un’ambientazione adatta per il cucù mi parve subito interessante usare gli specchi, sia per decomporre l’immagine e moltiplicarla, sia anche per fondere l’opera e l’ambiente circostante. Da una parte la possibilità di moltiplicare le sembianze del cucù da vari punti di vista mi soddisfaceva in quanto rivelava i molteplici mondi che inevitabilmente si alternano momento dopo momento nella nostra quotidianità, dal mondo di inferno al mondo di collera, dal mondo di umanità al mondo di bodhisattva. Dall’altra parte la visione simultanea di ogni lato dell’immagine mi ricordava il principio buddista di simultaneità di causa ed effetto (per cui nell’istante stesso in cui pongo una causa mediante pensiero, parole e o azioni creo anche un effetto corrispondente che si manifesterà a tempo debito nella mia vita) e quello dell’unicità di individuo e ambiente (per cui il mio stato vitale e le cause che metto influenzano immancabilmente le persone che mi circondano e il mondo in cui vivo). Il risultato di queste speculazioni è una piramide di specchio al cui centro è appeso l’orologio, provvisto di altalena oscillante con una “svizzerotta” che scandisce i secondi. La destinazione dell’oggetto è angolare, in modo da riflettere l’intero paesaggio circostante. Osservare simultaneamente tutti i lati dell’oggetto riflessi negli specchi risulta disorientante, tanto quanto la consapevolezza dell’eternità della vita derivata dal Buddismo: se ci mettiamo a riflettere che nelle nostre infinite vite siamo stati migliaia di volte mariti, mogli, figli, fratelli, sorelle oppure che abbiamo pianto oceani di lacrime per la perdita dei nostri cari, allora questa prospettiva di respiro illimitato è spiazzante e dà un nuovo significato al nostro esistere. Così lo spiazzamento provocato dall’opera può donare un significato originale all’oggetto cucù stesso. Le cause e condizioni che hanno condotto alla realizzazione dell’opera sono riconducibili alla sfiducia accumulata nel potere della razionalità di dare un significato al mondo. Tutti i miei tentativi di utilizzare la mente per dare un senso al cucù sono falliti miseramente, invece cercare di andare al cuore dell’oggetto ha portato a creare un’esperienza visiva, mentale e spirituale complessa e a una interazione tra oggetto e ambiente che è feconda di sfaccettature. Il contenuto di “Ϙ/Ϙ”non è più l’orologio che avrei dovuto inserire in una mia opera, conglobandolo in qualche capolavoro firmato da me, ma invece è costituito dall’interazione tra il cucù e l’ambiente. Oggetto e ambiente diventano “uno ma non uno”, la loro unicità e reciprocità colmano il divario tra opera e collocazione realizzandone una fusione perfetta. Ciò che vi è di transitorio nell’opera è il cucù: esso avrebbe potuto essere differente senza mutare la sostanza dell’operazione svolta. Ciò che vi è di originale invece è ancora una volta l’energia fisica, mentale e spirituale generata dal campo in cui l’oggetto è inserito. È interessante il fatto che oggetto e ambiente siano parte di un’unica energia, così come tra l’essere umano e il suo ambiente si genera un’energia reciproca tale per cui entrambi si influenzano a vicenda. Meditare su questa unicità mi porta a osservare come in realtà le mie sofferenze (che prima imputavo solo all’ambiente, per esempio ai miei genitori) sono tali perché la mia vita stessa le ha richiamate, perché ne aveva necessità per crescere. Nulla accade per caso, anche le negazioni ricevute sono accadute perché io ero karmicamente pronta a riceverle, perché avevo posto io stessa le cause corrispondenti agli effetti ricevuti. Il funzionamento della vita è tale che da questa realtà non vi è scampo. “Ϙ/Ϙ” tratta proprio del funzionamento della vita nel suo aspetto di interazione con l’ambiente ed è la logica progressione da “Scritturine”, in quanto “Scritturine” tratta dell’apertura dell’individuo verso il suo ambiente spirituale mentre “Ϙ/Ϙ” approfondisce tale relazione in termini della legge di causa ed effetto.