INCIPIT (cm. 110x120X40 [dimensione variabile] - 2007)

Una cascata di grandi lettere di ferro arrugginito, aggregate (non saldate) in equilibrio instabile e appese al soffitto. A seconda del modo in cui le lettere vengono assemblate la dimensione dell’insieme varia. L’aggregazione rappresenta un coacervo di potenzialità nello stato di latenza. Attendono un creatore che ne tiri fuori anagrammi, parole, associazioni, tuttavia per ora sono in un certo senso solo cause interne ed effetti latenti che aspettano che si presenti la causa esterna propizia per manifestare il senso, il significato. Questo stato di latenza è interessante: da una parte la cascata di lettere costituisce un’opera a sé stante, il caos originario da cui ha origine ogni cosa, dall’altra le lettere sono solo un “incipit”, un embrione, un principio di qualcosa che deve ancora completarsi e trovare la giusta collocazione. Le cause e condizioni che hanno portato alla creazione dell’opera sono da una parte il fascino che le lettere così grandi, sottili e arrugginite (la ruggine dà loro un senso di vissuto cioè di una vita che contiene esperienze) esercitano su una persona come me rapita dalle parole, dall’altra il bisogno di andare all’origine del logos, là dove il pensiero non ha ancora preso forma. Il contenuto dell’opera è la ricerca di un luogo, una placenta, in cui la parola sia ancora un potenziale non espresso, in fìeri. Tale territorio fertile e fecondo non può che essere la fantasia, che per definizione non è confinata entro limiti e strutture. Ciò che vi è di transitorio nell’opera sono la forma, il materiale, la dimensione e la disposizione delle lettere, ciò che vi è di originale è l’energia che l’assemblaggio emana dal punto di vista mentale e spirituale. Nella mia vita l’opera rappresenta uno sfogo da tutte le parole da cui siamo bombardati: in televisione, sui giornali, sui social – parole di cui non possiamo scegliere il tempo di lettura, che è impossibile assimilare così velocemente come ci vengono proposte. Si tratta in effetti di una ricerca di un tempo dell’anima per interagire con le lettere e le parole.