IO SONO RYUNIO (cm. 20x20 - 2019)

Ho realizzato questa maschera per uno spettacolo teatrale basato sulla figura di Ryunio, la figlia del Re Drago. La fanciulla, che compare nel Sutra del Loto, ottiene l’illuminazione istantaneamente, come femmina e nella sua forma presente di rettile nonostante tutte le tradizioni e convenzioni del tempo fossero contrarie. Non dimentichiamo che all’epoca di Shakyamuni le donne venivano considerate inferiori e impure, perciò veniva loro negata la possibilità di raggiungere l’illuminazione. Questa non è una maschera che chiude, che cela o annulla l’identità ma la apre a tutti i lati e le direzioni, la costruisce e la manifesta. È una pelle che si diffonde nello spazio. È aperta, mostra le ferite ma allo stesso tempo anche la propria forza. È bianca, la somma di tutti i colori dell’universo. È ricca, splendente, accoglie e spande la luce intorno a lei. L’esperienza teatrale di Ryunio, di cui ero protagonista, ha costituito un punto di svolta nella mia vita. Ho scritto io stessa il testo del mio personaggio, che mostra pubblicamente la mia sofferenza familiare. Ho determinato in quel momento che ero abbastanza forte per alzarmi in piedi da sola nonostante il mio ambiente fosse del tutto negativo nei miei confronti e sottovalutasse il mio valore e le mie capacità come essere umano. Ho deciso di illuminare il mio passato e concentrarmi sul presente e sul futuro. Ho anche ideato e costruito il costume che indossavo: il mio essere ha permeato quello di Ryunio tanto da diventare una sola persona. Fin dal primo giorno delle prove ho sentito subito mio il personaggio di questa creatura intrappolata nel suo corpo di rettile e di femmina che, contro tutto e tutti, raggiunge uno stato immenso e apre la strada dell’illuminazione a ogni essere vivente. Il contenuto della maschera è l’apertura, così come il contenuto dell’opera teatrale era l’apertura della propria vita e la “trasformazione del veleno in medicina”, ovvero di ogni ostacolo e problema in carburante per crescere. La pelle della maschera qui si smembra, si plasma, si scompone a rivelare che interno ed esterno si compenetrano e sono un’unica cosa. Ciò che vi è di transitorio nella maschera è la forma “accartocciata” che sembra accogliere l’ambiente, che potrebbe essere differente senza alterare la forza dell’opera. Ciò che vi è invece di originale è l’energia interna che dissolve la pelle della maschera nell’ambiente. Questa maschera manifesta una condizione interiore di estrema apertura e crescita. Rispetto alla maschera del 1990 sono passati ventinove anni di meditazioni e di percorsi spirituali di consapevolezza, oltre che di esperienza di vita. Il risultato di queste fatiche è qualcosa di molto semplice, immediato, che colpisce per la sua freschezza. Da una parte la “pelle” della maschera che si squama è indicativa di un processo di scarnificazione, di scavo interiore, dall’altra la compenetrazione fra pelle e ambiente indica una nuova armonia raggiunta tra sé e mondo, tra l’individuo e il suo sociale.