MUSICA DA CAMERA cm. 80x50 - 1986

In questa opera, che si può considerare un rebus tridimensionale, l’idea della musica è presente nella forma di un archetto di violino con i crini tagliati in modo da formare due “infiorescenze” alle estremità dell’asta dell’archetto. L’idea della camera è suggerita invece da una rete per letto da bambola sul una delle cui estremità corte l’archetto è fissato. L’oggetto è appeso al soffitto e bascula continuamente. Entrambi gli oggetti di cui l’opera è composta sono stati completamente anneriti: la loro identità originaria – come la loro funzione – è stata negata. Le uniche note di colore sono rappresentate da alcuni piccoli elementi elettronici fissati tra le molle della rete, a simboleggiare le connessioni mentali che il connubio tra i due oggetti (e tra il titolo e l’oggetto) è in grado di innescare tra musica e camera da letto, ritmo sonoro e sonno, cavalli e bambole e così via… La relazione tra i due oggetti produce una nuova immagine, che aggiunge significati (e possibilità) a entrambe le componenti, oltre che all’oggetto in sé. Il passato di questi oggetti trovati in un mercatino rimane misterioso e oscuro, mi affascinava il fatto che possedessero una vita privata precedente a me sconosciuta. Dal punto di vista estetico, la forma stessa dei due oggetti si richiamava l’una con l’altra: il materassino rettangolare con le molle e l’archetto sottile si prestavano ad essere sovrapposti, e i crini ad essere divisi in due piccole cascate laterali. Dal punto di vista concettuale, il titolo dona a entrambi una ragione di esistere, crea un senso, una sequenza di significati. Il contenuto dell’opera, una delle prime composizioni articolate di oggetti da me realizzate, è un nuovo strumento che mette in comunicazione due mondi (quello della musica e quello dell’alcova), di solito separati. Ciò che li unisce sono le connessioni mentali che possono spostarsi incessantemente tra i due mondi. Il ritmo e le vibrazioni della musica si ritrovano nella sequenza delle molle della rete del materassino e nelle due cascate di crini che scendono lateralmente, oltre che nel movimento basculante dell’oggetto; l’intimità e la quiete della camera da letto si ritrovano nella risonanza psichica della rete. Ciò che vi è di transitorio in questa opera è l’apparenza fisica di ciascuno dei due oggetti: essi potrebbero essere completamente differenti senza che l’opera perda significato o valore. Di originale invece vi è la capacità degli oggetti di emanciparsi e riverberare nell’unione (sul tavolo di dissezione della mente umana per dirla a come Lautremont) con altri oggetti. In questo caso l’oggetto archetto di violino acquisisce nella vicinanza con l’oggetto rete da materassino una serie di impulsi energetici che ne amplificano i significati e quindi l’esistenza. In questo senso si può dire che si emancipa. Credo che l’opera rappresenti un periodo della mia vita in cui desideravo annullarmi: così come i genitori mi avevano negata e schiacciata, mi ritrovavo ad annerire gli oggetti per far perdere loro l’identità che possedevano, e che io stessa avevo perso. Dopo l’azione di annerimento o annullamento tuttavia gli oggetti dimostrano di possedere risorse impensabili e una nuova grande speranza: quella di trovare una nuova identità. Anche io desideravo avere questa speranza nella mia vita. Da una prospettiva buddista e dal punto di vista del creatore, la “causa interna” inerente al mio passato di negazione ha prodotto in me l’”effetto latente” di rendermi particolarmente sensibile alla vita degli oggetti che, in risposta alla “causa esterna” rappresentata dall’incontro con l’archetto e la rete, ha prodotto come “effetto manifesto” l’opera. Da una prospettiva esistenziale “Musica da camera” si situa in una posizione di presa di consapevolezza graduale da una parte del mancato riconoscimento che ho vissuto in famiglia e dall’altra dell’energia vitale che non può fare a meno di manifestarsi anche nell’oscurità più profonda. L’annullamento di identità che subiscono gli oggetti non impedisce alla loro potenzialità di esplodere, di creare.