

Quello che si può considerare il capostipite dei miei “oggetti emancipati” è questa forbice aperta a cui ho dato affrancamento dal proprio stato bidimensionale dotandola di un “piede” che l’attraversa al centro e che le permette di sollevarsi e di dotarsi di tridimensionalità. Inoltre, l’ho dotata anche di un “doppio”: la sua immagine fotocopiata su acetato trasparente è unita al corpo della forbice al centro dove è fissato anche il “piede”. Dallasezione centrale, dove è innestato il “piede” posteriore, parte una porzione metallica di cerchio che si protende anteriormente;all’estremità diquesto arco pende un piccolo utensile da pesca con tre ami, ognuno provvisto di una serie di perline, ciascuna di un colore primario,a mo’ di esca. L’oggetto forbice si è quindi attribuito una esistenza diversa dal suo uso comune: la sua funzione di strumento da taglio è stata negata prima ditutto dalla disposizione stessa dell’oggetto, le cui punte servono non da strumento di offesa ma da appoggi, e poi dal suo “alter ego” in materiale plastico disposto con le punte in alto. Il risultato è una doppia “X”, che suggerisce il cromosoma femminile (d’altronde, la forbice è femmina), oppure un incrocio, un’intersezionedove non è dato sapere quale sia l’oggetto tagliente e quale la sua copia. In compenso la forbice - ben piantata coi piedi per terra - mediante l’estensione metallica con gli ami che fungono di antenna si apre ad accogliere il mondo coi suoi infiniti colori rappresentati dalle perline portatrici dei tre colori primari, matrici di tutti i colori possibili. La nuova condizione in cui si trova la forbice rappresenta un salto di qualità, un’emancipazione dal ruolo in cui era stata relegata nel passato. Ora si erge eretta e aperta al mondo, è dotata di un’identità sessuale (è femmina), di una doppia personalità (la fotocopia) e di strumenti per interagire col mondo (l’antenna che raccoglie informazioni sull’ambiente). È diventata quindi a tutti gli effetti adulta, responsabile, ricettiva. La forbice è sempre stata per me un oggetto affascinante, non solo per la sua funzione di recidere (simbolicamente il cordone ombelicale che mi lega ai genitori e alla famiglia di origine), ma anche per l’incrocio delle due lame: è un caso di “due ma non due”, oppure di “diversi corpi ma unica mente” per dirla con il buddismo. È ovvio considerare come una sola lama si dimostri inutile e inefficiente, mentre l’unione delle due lame produca qualcosa di altamente utile ed efficiente. Introdurrequesta forbice nel mondo dell’arte è stato quindi un modo per rendere inutile e inefficiente al quadrato una tecnologia che è stata pensata per essere altamente produttiva. Il raddoppiamentodella forbice enfatizzainoltre una connotazione di genere che non fa che rispettare e rinforzare il genere femminile del termine “forbice”. Il contenuto dell’opera è l’emancipazione, l’alzarsi in piedi da soli, svincolandosi dai ruoli e dai limiti precedenti. Perciò si tratta di una vera e propria “rivoluzione umana” della forbice, che trasforma la sua vita radicalmente da un semplice prolungamento della mano dell’uomo a un essere dotato di vita (emotiva) propria. Anche in questo caso l’aspetto dell’oggetto è transitorio: cambiando la forma della forbice o la sua dimensione il risultato non cambia. Ciò che è originale è la trasformazione che si è generata in un manufattoche esisteva ben prima che lo scegliessi: non ne ho deciso io la forma, il colore, l’aspetto. Mi sono tolta da ogni decisione riguardo all’oggetto che non fosse strettamente ed emotivamente collegata alla sua emancipazione. In ultima analisi le ho solo fornito una stazione eretta e un’antenna per captare il mondo così da relazionarsi con esso… In realtà creare questa opera mi ha dato una grande speranza:che anche io, come le forbici,possiedo le qualità necessarie per compiere la mia “rivoluzione umana” e sono perfettamente in grado di compiere una crescita dinamica. Se la forbice è riuscita ad emanciparsi, anche io sarei riuscita a elevare la mia condizione vitale e a diventare felice…